Il pescatore triste

Marcello (nome di fantasia), ha cinquantadue anni e vive nel nostro quartiere, insieme al padre, pensionato di circa 85 anni. Da tempo guardava da lontano la nostra parrocchia, con il desiderio di entrarci, un giorno, per poter raccontare la sua storia. Ma i suoi pensieri si fermavano davanti a quella sua poca stima di sè, che gli impediva di avvicinarsi, di varcare quella soglia che forse avrebbe significato tanto per lui.

Si accontentava di un saluto, magari da lontano, ma quando lo incrociavo fuori, nel cortile, appoggiato alla sua ringhiera, che sembrava gli custodisse il passato come un’amica di altri tempi, sentivo i suoi occhi fissi sui miei, che mi accompagnavano, fino a perdermi lungo la strada. Sguardi che sussurravano e, a volte, urlavano un disagio vissuto all’ombra di una vita fatta di occasioni perdute.  

All’età di 15 anni, Marcello trova un lavoro. Una opportunità che vive con soddisfazione: ha finalmente soldi da spendere, scopre un mondo fino ad allora sconosciuto, che accarezza con la complicità di una vago e misterioso senso di onnipotenza. Col vento in poppa e la spericolatezza di un adolescente, comincia a darsi alla bella vita. Ha denaro, ragazze, auto, che ostenta con ceca soddisfazione.

All’età di vent’anni, frequenta cattive compagnie e cade nel vortice della droga. Prima con sostanze cosiddette leggere, poi con quelle pesanti, Marcello viene avvolto dalle tenebre di un destino ormai segnato che lo ospita in una gabbia apparentemente senza uscite, capace di soddisfare ogni suo falso desiderio di felicità.

Tenta di uscirne fuori e riprendere in mano la sua vita. Riesce, così, ad imbarcarsi su una nave mercantile: un mondo diverso, lontano dalle luci ingannevoli che lo avevano accecato. Lì, lontano dalla terra ferma, tutti gli vogliono bene, per Marcello inizia una vita nuova, ma la notizia del cancro che colpisce la mamma, lo costringe a ritornare a casa e ad abbandonare il lavoro. Appena il tempo di un miraggio!

Nel 2003, Marcello perde la mamma, segnata da quella brutta malattia. Non riesce a sopportare il dolore e si trasferisce dalla sorella in Toscana, dove rimane per due anni.

Quando ritorna, con gli ultimi risparmi accumulati, ricade nel tunnel della droga. Va in Comunità, ma resiste solo sei mesi. I ricordi lo tormentano, vorrebbe urlare al mondo la sua disperazione. Immerso nella nebbia, vaga alla ricerca di un porto sicuro, di un approdo che non riesce a vedere, di un faro che stenta a riconoscere. Si sostiene con la piccola pensione del padre e con qualche lavoretto saltuario, ma resiste.

Nel 2016, rientra in sé, si accorge del padre ormai anziano che ha bisogno delle sue cure e smette di drogarsi, non senza sacrifici. Da quel momento non ha più fatto uso di stupefacenti. Oggi vive con la pensione del papà e con un nuovo lavoro: il pescatore.

Sì, finalmente Marcello oggi è riuscito a chiedere aiuto, ad assumersi le sue responsabilità, ad allontanare lo spettro dell’accidia, in cui si rifugiava per difendersi dalle conseguenze di scelte sbagliate.

Certo, chi lo incontra oggi vede solo una persona complicata, a volte insofferente, triste, che cerca magari un aiuto non meritato. Chi lo giudica non sa, non conosce Marcello che, come tanti altri, hanno una storia, una vita da raccontare. A noi il compito di ascoltarlo, di accoglierlo, di raccontargli un’altra storia, nuova, bella, piena di speranza. Indossiamo i suoi abiti, calziamo le sue scarpe, apriamo le sue braccia e camminiamo con lui verso il Sole.

Autore:
Elias